Chi è maestro nell’arte della vita non conosce la differenza tra il suo lavoro e le sue passioni, tra il dovere e il piacere, lascia agli altri decidere se stia giocando o lavorando, lui pensa sempre di fare entrambe le cose in maniera eccellente.
domenica 22 luglio 2012
martedì 17 luglio 2012
venerdì 13 luglio 2012
martedì 10 luglio 2012
lunedì 9 luglio 2012
lunedì 25 giugno 2012
tecnica della marmorizzazione
La marmorizzazione (in inglese: Paper marbling) è una tecnica di decorazione cromatica su carta che imita, riproducendone le chiazzature di colore, una superficie di marmo.
Consiste nel porre un foglio di carta sulla superficie di un liquido appositamente preparato, ed è resa possibile grazie alle proprietà di liquidi diversi insolubili l'uno nell'altro.
I liquidi utilizzati sono l'acqua (che forma lo specchio per la creazione della tavolozza cromatica), pigmenti ad olio diluiti in trementina e bile di fegato bovino o suino.
L'olio e la trementina risultano per la loro natura insolubili in acqua e costituiscono la sostanza da veicolare sulla superficie del foglio da marmorizzare, mentre la bile ha una funzione tensioattiva, ovvero permette di rompere parzialmente la tensione superficiale dello specchio d'acqua.
La soluzione di pigmenti oleosi viene dunque deposta sulla superficie dell'acqua con schemi e disegni ordinati dall'artigiano. Solitamente si opera deponendo delle gocce. Successivamente queste gocce possono essere "tirate" utilizzando delle sottili assicelle le cui punte vanno ad intercettare le gocce di pigmento già disposte sull'acqua.
A questo punto non rimane che deporre il foglio da decorare sulla superficie, avendo cura di farvi planare il foglio in tutte le sue parti e di ritirarlo subito non appena questo mostra i segni dell'acqua che vi penetra (cioè quasi subito). Si pone poi ad asciugare per il tempo necessario.
È anche possibile immergere per pochi secondi un oggetto (es. un bicchiere, una sfera di polistirolo, ecc.) nel composto, e ritirarlo subito non appena si è creato l'effetto marmorizzato.
Comunemente, i prodotti realizzati con questa tecnica sono conosciuti come «marmo finto»: la tecnica stessa, che tende all'imitazione delle forme e dei colori presenti in natura, ha antichissime origini, in quanto alcuni reperti archeologici testimoniano la sua retrodatazione al tempo degli antichi Romani. Poco praticata nell'arco dei secoli successivi, è stata riscoperta poco prima dell'avvento del Liberty, ed ulteriormente sviluppata da movimenti culturali quali l’Arts and Crafts e l’Art nouveau.
Consiste nel porre un foglio di carta sulla superficie di un liquido appositamente preparato, ed è resa possibile grazie alle proprietà di liquidi diversi insolubili l'uno nell'altro.
I liquidi utilizzati sono l'acqua (che forma lo specchio per la creazione della tavolozza cromatica), pigmenti ad olio diluiti in trementina e bile di fegato bovino o suino.
L'olio e la trementina risultano per la loro natura insolubili in acqua e costituiscono la sostanza da veicolare sulla superficie del foglio da marmorizzare, mentre la bile ha una funzione tensioattiva, ovvero permette di rompere parzialmente la tensione superficiale dello specchio d'acqua.
La soluzione di pigmenti oleosi viene dunque deposta sulla superficie dell'acqua con schemi e disegni ordinati dall'artigiano. Solitamente si opera deponendo delle gocce. Successivamente queste gocce possono essere "tirate" utilizzando delle sottili assicelle le cui punte vanno ad intercettare le gocce di pigmento già disposte sull'acqua.
A questo punto non rimane che deporre il foglio da decorare sulla superficie, avendo cura di farvi planare il foglio in tutte le sue parti e di ritirarlo subito non appena questo mostra i segni dell'acqua che vi penetra (cioè quasi subito). Si pone poi ad asciugare per il tempo necessario.
È anche possibile immergere per pochi secondi un oggetto (es. un bicchiere, una sfera di polistirolo, ecc.) nel composto, e ritirarlo subito non appena si è creato l'effetto marmorizzato.
Comunemente, i prodotti realizzati con questa tecnica sono conosciuti come «marmo finto»: la tecnica stessa, che tende all'imitazione delle forme e dei colori presenti in natura, ha antichissime origini, in quanto alcuni reperti archeologici testimoniano la sua retrodatazione al tempo degli antichi Romani. Poco praticata nell'arco dei secoli successivi, è stata riscoperta poco prima dell'avvento del Liberty, ed ulteriormente sviluppata da movimenti culturali quali l’Arts and Crafts e l’Art nouveau.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
domenica 24 giugno 2012
palle di natale
forse e' un po presto per cominciare a preparare articoli natalizi ! pero' io vado...piano e...allora eccomi qua con le prime palle di natale per il 2012 ! questa e' realizzata in biscotto ceramico marmorizzato a freddo !
mercoledì 20 giugno 2012
varieta' di argille
Le argille
L’argilla o la creta esiste già formata in sedimenti naturali, essi sono di due tipi: di argille primarie o secondarie, per le prime si tratta di argille formatesi e rimaste sempre sullo stesso posto, queste sono formate quasi esclusivamente composte da caolini. Per quelli di secondo tipo, invece, si tratta di sedimenti trasportati da agenti atmosferici, e depositatosi in altri posti. Durante questi spostamenti le argille si sono unite ad altre sostanze organiche e impurità minerali, che con la loro presenza hanno dato origine ad argille di diverso tipo, variandone sia il colore che le caratteristiche.
Tipi di impasti
Gli Impasti diventano tali quando si combinano delle argille naturali, più o meno raffinate e si mescolano ad altri componenti, per variarne le caratteristiche, quali: la durezza, il colore, la porosità, la plasticità, il punto di cottura e altre. Tutti gli impasti umidi più si stagionano e più aumentano le loro caratteristiche plastiche, a patto che durante la conservazione mantengano la loro umidità, che va’ di tanto in tanto controllata e mantenuta magari con l’aggiunta di una spruzzatina d’acqua. L’argilla va’ conservata in un foglio di nylon o simile, e comunque ben chiuso. L’argilla che durante la lavorazione diventa dura o si secca, si può sempre riciclarla, basta solo immergerla nell’acqua e quando avrà raggiunto l’umidità sufficiente, si impasta con le mani tipo pasta fatta in casa e si rimette assieme all’altra.
Terraglia dolce: è un impasto che dopo la cottura diventa bianco e con una buona porosità. Questo impasto è molto usato per la produzione di oggettistica, quale, vasi, basi lampada, sottovasi, scatole posacenere, cornici e molto altro, data la sua facile colabilità. Si presta molto bene al decoro sotto cristallina, per la sua superficie bianca e per lo stesso motivo e adatto alla invetriatura sia con vernici colorate che con smalti. Con l’impasto umido si potranno apprezzare la plasticità e la sua levigabilità. Riguardo ai difetti della terraglia, essa può dare problemi nella fabbricazione di piastre perché tende ad incurvarsi, in gergo “si imbarca”, poi sulla preparazione di grossi pezzi con impasto umido se restano intrappolate dentro delle bolle d’aria, durante la cottura facilmente faranno rompere il pezzo, un’altro difetto e che in pezzi con spessori diversi a causa dell’essiccamento e perciò del ritiro in tempi diversi, tende a rompersi.
Terracotta: è un impasto quasi del tutto naturale e dopo la cottura si presenta nelle varie tonalità del rosso marron, si presta molto bene al modellato data la sua ottima plasticità, i difetti che si possono riscontrare sono gli stessi della terraglia però in forma minore. questo impasto si può rifinire bene a smalto oppure, sfruttare il bel colore naturale solo lavorando sulla superficie, levigandola o al contrario rendendola più rugosa e creando cosi dei decori di grande effetto, sfruttando il contrasto di luci ed ombre sulla superficie. E’ molto usato nell’industria del vasellame per fioristi e anche nei decori e arredamenti di interni, specie di stile rustico e comunque anche nell’arredo moderno trova la sua giusta collocazione. Questo impasto inoltre è il più usato dai modellatori per ricavarne i modelli da cui poi trarne lo stampo.
Refrattario: per essere considerato refrattario l’impasto deve resistere ad alte temperature, fino a 1500° . A questo impasto di solito viene aggiunto un riempitivo o “chamotte” in francese, che consiste in impasto già cotto e macinato. Questo aumenta di molto la sua porosità e la sua resistenza allo shock termico, inoltre a minore tendenza ad “imbarcarsi” ed a rompersi durante l’essiccamento, teme poco anche la presenza di piccole bolle interne. Tutte queste qualità, unite alla ottima plasticità lo fanno molto adatto alla preparazione di grosse sculture anche da esterno. Molto usato anche come rivestimento di stufe dato, oltre alla sua resistenza a sbalzi termici la capacità di trattenere ed immagazzinare calore. Ha però una scarsa decorabilità con colori sotto cristallina, sia per il suo colore e anche per la superficie molto ruvida, comunque anche a questo si può ovviare con la preparazione di una buona base a ingobbio o a maiolica. si presta bene invece al decoro a smalti e ossidi.
Porcellana: forse il più raffinato degli impasti essendo la materia prima di cui è costituito, il caolino un’argilla bianca abbastanza rara e pura, trovandosi in natura in sedimenti che non hanno mai subito trasporti da agenti atmosferici e pertanto praticamente senza inclusioni di altri materiali. La caratteristica della porcellana è la sua superficie bianca e liscia che si ottiene cuocendola attorno ai 1250 gradi. Da sempre apprezzata anche per la durezza e impermeabilità. Altra importante caratteristica della porcellana è la percentuale di ritiro che l’impasto subisce da fresco fino a dopo la cottura che si aggira attorno al 20%, il ché lo rende adatto alla fabbricazione di oggetti tipo figurine, che vengono prima modellate in argilla rossa ad una grandezza tale da poterci lavorare comodamente e successivamente se né ricaverà lo stampo. Con lo stampo in gesso poi si potranno colare dei pezzi con la barbottina di porcellana che a ritiro e cottura avvenuta si saranno ritirati conservando tutti i particolari fin nei minimi particolari, tipo le dita sottili della mano di una damigella.
Grès: è un tipo di impasto usato principalmente nel settore della stoviglieria e pavimenti in quanto dopo una cottura a 1100 gradi e oltre, si ottiene un prodotto con una porosità che si aggira sul
2-3 %. Il suo colore va' dal bianco grigiastro al bruno e la superficie è opaca, una delle caratteristiche principali e la sua durezza e resistenza al graffio.
Grès Porcellanato : è un tipo di impasto molto simile alla porcellana e anche questo richiede una temperatura di cottura molto elevata attorno ai 1200 gradi. Il suo colore va' dal bianco grigiastro al bruno e la superficie è opaca una delle caratteristiche principali e la sua durezza e resistenza al graffio per questo motivo viene impiegato nel settore dei pavimenti e rivestimenti anche da esterno in quanto la porosità del prodotto scende fino allo 0%.
Oltre a questi impasti che fanno parte del termine più generico ceramica ci sono molti altri ma sono tutti derivati da quelli già menzionati, variando anche solo leggermente le loro caratteristiche per farne degli usi particolari.
L’argilla o la creta esiste già formata in sedimenti naturali, essi sono di due tipi: di argille primarie o secondarie, per le prime si tratta di argille formatesi e rimaste sempre sullo stesso posto, queste sono formate quasi esclusivamente composte da caolini. Per quelli di secondo tipo, invece, si tratta di sedimenti trasportati da agenti atmosferici, e depositatosi in altri posti. Durante questi spostamenti le argille si sono unite ad altre sostanze organiche e impurità minerali, che con la loro presenza hanno dato origine ad argille di diverso tipo, variandone sia il colore che le caratteristiche.
Tipi di impasti
Gli Impasti diventano tali quando si combinano delle argille naturali, più o meno raffinate e si mescolano ad altri componenti, per variarne le caratteristiche, quali: la durezza, il colore, la porosità, la plasticità, il punto di cottura e altre. Tutti gli impasti umidi più si stagionano e più aumentano le loro caratteristiche plastiche, a patto che durante la conservazione mantengano la loro umidità, che va’ di tanto in tanto controllata e mantenuta magari con l’aggiunta di una spruzzatina d’acqua. L’argilla va’ conservata in un foglio di nylon o simile, e comunque ben chiuso. L’argilla che durante la lavorazione diventa dura o si secca, si può sempre riciclarla, basta solo immergerla nell’acqua e quando avrà raggiunto l’umidità sufficiente, si impasta con le mani tipo pasta fatta in casa e si rimette assieme all’altra.
Terraglia dolce: è un impasto che dopo la cottura diventa bianco e con una buona porosità. Questo impasto è molto usato per la produzione di oggettistica, quale, vasi, basi lampada, sottovasi, scatole posacenere, cornici e molto altro, data la sua facile colabilità. Si presta molto bene al decoro sotto cristallina, per la sua superficie bianca e per lo stesso motivo e adatto alla invetriatura sia con vernici colorate che con smalti. Con l’impasto umido si potranno apprezzare la plasticità e la sua levigabilità. Riguardo ai difetti della terraglia, essa può dare problemi nella fabbricazione di piastre perché tende ad incurvarsi, in gergo “si imbarca”, poi sulla preparazione di grossi pezzi con impasto umido se restano intrappolate dentro delle bolle d’aria, durante la cottura facilmente faranno rompere il pezzo, un’altro difetto e che in pezzi con spessori diversi a causa dell’essiccamento e perciò del ritiro in tempi diversi, tende a rompersi.
Terracotta: è un impasto quasi del tutto naturale e dopo la cottura si presenta nelle varie tonalità del rosso marron, si presta molto bene al modellato data la sua ottima plasticità, i difetti che si possono riscontrare sono gli stessi della terraglia però in forma minore. questo impasto si può rifinire bene a smalto oppure, sfruttare il bel colore naturale solo lavorando sulla superficie, levigandola o al contrario rendendola più rugosa e creando cosi dei decori di grande effetto, sfruttando il contrasto di luci ed ombre sulla superficie. E’ molto usato nell’industria del vasellame per fioristi e anche nei decori e arredamenti di interni, specie di stile rustico e comunque anche nell’arredo moderno trova la sua giusta collocazione. Questo impasto inoltre è il più usato dai modellatori per ricavarne i modelli da cui poi trarne lo stampo.
Refrattario: per essere considerato refrattario l’impasto deve resistere ad alte temperature, fino a 1500° . A questo impasto di solito viene aggiunto un riempitivo o “chamotte” in francese, che consiste in impasto già cotto e macinato. Questo aumenta di molto la sua porosità e la sua resistenza allo shock termico, inoltre a minore tendenza ad “imbarcarsi” ed a rompersi durante l’essiccamento, teme poco anche la presenza di piccole bolle interne. Tutte queste qualità, unite alla ottima plasticità lo fanno molto adatto alla preparazione di grosse sculture anche da esterno. Molto usato anche come rivestimento di stufe dato, oltre alla sua resistenza a sbalzi termici la capacità di trattenere ed immagazzinare calore. Ha però una scarsa decorabilità con colori sotto cristallina, sia per il suo colore e anche per la superficie molto ruvida, comunque anche a questo si può ovviare con la preparazione di una buona base a ingobbio o a maiolica. si presta bene invece al decoro a smalti e ossidi.
Porcellana: forse il più raffinato degli impasti essendo la materia prima di cui è costituito, il caolino un’argilla bianca abbastanza rara e pura, trovandosi in natura in sedimenti che non hanno mai subito trasporti da agenti atmosferici e pertanto praticamente senza inclusioni di altri materiali. La caratteristica della porcellana è la sua superficie bianca e liscia che si ottiene cuocendola attorno ai 1250 gradi. Da sempre apprezzata anche per la durezza e impermeabilità. Altra importante caratteristica della porcellana è la percentuale di ritiro che l’impasto subisce da fresco fino a dopo la cottura che si aggira attorno al 20%, il ché lo rende adatto alla fabbricazione di oggetti tipo figurine, che vengono prima modellate in argilla rossa ad una grandezza tale da poterci lavorare comodamente e successivamente se né ricaverà lo stampo. Con lo stampo in gesso poi si potranno colare dei pezzi con la barbottina di porcellana che a ritiro e cottura avvenuta si saranno ritirati conservando tutti i particolari fin nei minimi particolari, tipo le dita sottili della mano di una damigella.
Grès: è un tipo di impasto usato principalmente nel settore della stoviglieria e pavimenti in quanto dopo una cottura a 1100 gradi e oltre, si ottiene un prodotto con una porosità che si aggira sul
2-3 %. Il suo colore va' dal bianco grigiastro al bruno e la superficie è opaca, una delle caratteristiche principali e la sua durezza e resistenza al graffio.
Grès Porcellanato : è un tipo di impasto molto simile alla porcellana e anche questo richiede una temperatura di cottura molto elevata attorno ai 1200 gradi. Il suo colore va' dal bianco grigiastro al bruno e la superficie è opaca una delle caratteristiche principali e la sua durezza e resistenza al graffio per questo motivo viene impiegato nel settore dei pavimenti e rivestimenti anche da esterno in quanto la porosità del prodotto scende fino allo 0%.
Oltre a questi impasti che fanno parte del termine più generico ceramica ci sono molti altri ma sono tutti derivati da quelli già menzionati, variando anche solo leggermente le loro caratteristiche per farne degli usi particolari.
argilla
PREPARAZIONE DELL'IMPASTO ARGILLOSO
L'argilla, prelevata dalla cava, viene trasportatata nell'azienda e viene sistemata in una apposita aia dove subirà una stagionatura di circa un anno durante il quale, le sostanze organiche ancora presenti, possono trasformarsi a seguito del processo di ossigenazione favorito dal susseguirsi degli agenti atmosferici. Dopo la stagionatura viene prelevata e portata in un grosso Scioglitore o Turbodissolutore dove si scioglierà con l'acqua che ha il compito di effettuare il lavaggio dell'argilla e di disperdere i sali solubili.
A seguito della scioglitura, l'impasto liquido di argilla viene fatto passare in un apposito Setaccio vibrante, che ha lo scopo di trattenere le impurita' presenti nell'argilla e le particelle più granulose. Setacciata viene convogliata in una fossa di contenimento dove un Agitatore lento la mantiene costantemente in sospensione evitando che si depositi sul fondo. Dalla vasca di contenimento, mediante una Pompa a Membrana viene condotta e compressa in una Filtropressa costituita da un insieme di piastre rivestite da teli filtranti che permetto la separazione dell'acqua dall'argilla ed il rassodamento di quest'ultima. Dopo un tempo di 6/8 ore l'argilla viene tratta fuori dai dischi e portata alla fase di impastamento e degassazione, attraverso delle apposite macchine chiamate Impastatrici-degassatrici nelle quali l'argilla viene omogeneizzata in assenza di aria.
L'argilla, prelevata dalla cava, viene trasportatata nell'azienda e viene sistemata in una apposita aia dove subirà una stagionatura di circa un anno durante il quale, le sostanze organiche ancora presenti, possono trasformarsi a seguito del processo di ossigenazione favorito dal susseguirsi degli agenti atmosferici. Dopo la stagionatura viene prelevata e portata in un grosso Scioglitore o Turbodissolutore dove si scioglierà con l'acqua che ha il compito di effettuare il lavaggio dell'argilla e di disperdere i sali solubili.
A seguito della scioglitura, l'impasto liquido di argilla viene fatto passare in un apposito Setaccio vibrante, che ha lo scopo di trattenere le impurita' presenti nell'argilla e le particelle più granulose. Setacciata viene convogliata in una fossa di contenimento dove un Agitatore lento la mantiene costantemente in sospensione evitando che si depositi sul fondo. Dalla vasca di contenimento, mediante una Pompa a Membrana viene condotta e compressa in una Filtropressa costituita da un insieme di piastre rivestite da teli filtranti che permetto la separazione dell'acqua dall'argilla ed il rassodamento di quest'ultima. Dopo un tempo di 6/8 ore l'argilla viene tratta fuori dai dischi e portata alla fase di impastamento e degassazione, attraverso delle apposite macchine chiamate Impastatrici-degassatrici nelle quali l'argilla viene omogeneizzata in assenza di aria.
materiali
parlando di materiali...cominciamo con i 2 tipi di argilla con cui lavoro piu' spesso : la bianca e la "rossa"
venerdì 8 giugno 2012
giovedì 31 maggio 2012
mercoledì 30 maggio 2012
ciondoli
ciondoli realizzati con argille polimeriche,o paste sintetiche,in questo caso ho usato FIMO le rifiniture sono in filo di alluminio color argento
domenica 27 maggio 2012
sabato 26 maggio 2012
venerdì 25 maggio 2012
martedì 22 maggio 2012
martedì 15 maggio 2012
venerdì 11 maggio 2012
giovedì 10 maggio 2012
mercoledì 9 maggio 2012
giovedì 19 aprile 2012
venerdì 30 marzo 2012
mercoledì 14 marzo 2012
martedì 6 marzo 2012
venerdì 2 marzo 2012
martedì 28 febbraio 2012
domenica 26 febbraio 2012
sabato 25 febbraio 2012
giovedì 23 febbraio 2012
paperclay
Nei secoli passati le tecniche della ceramica,
anche se molto lentamente, si sono sempre evolute e
aggiornate con nuove scoperte e intuizioni.
Ma è solo dal secolo scorso che una vera e
propria rivoluzione ha coinvolto artisti,
industria e ricercatori in modo massiccio
moltiplicando enormemente le possibilità di
espressione artistica.
Nella ricerca di nuove tecniche la paperclay è
una novità interessantissima che apre possibilità
tecniche ed artistiche finora inimmaginabili.
La paperclay è un miscuglio di argilla e polpa di carta o frammenti di tessuti vegetali come il lino, cotone etc.. Questo miscuglio ha alcune caratteristiche che lo differenziano dall'argilla comune. E' più leggero dal momento che la carta brucia; è più forte sia allo stato di durezza cuoio che asciutto; si fessura pochissimo e si ripara facilmente; argilla fresca può essere aggiunta ad un pezzo completamente asciutto o addirittura ad un pezzo biscottato !
L'argilla rinforzata con cellulosa è un'eccellente materiale per pezzi grandi, sculture e piastre perché allo stato crudo ha una forza notevole e dopo cottura è leggera.
L'uso della paperclay è economico. Tutti i tipi di carta straccia, carta riciclata e polpa sono buoni materiali per essere mescolati con l'argilla. Materiali e consumo energetico sono ridotti dal momento che la fibra di carta aggiunta all'argilla riempie la massa dell'impasto. La paperclay è inoltre molto tollerante a cambi di temperatura repentini, questo può tradursi in cotture più brevi e conseguente risparmio energetico.
Lavorare con la paperclay sembra quasi più spontaneo che con argille convenzionali. La paperclay resiste all'essicamento veloce senza incrinature o deformazioni. Oggetti grandi e sottili possono essere smaltati crudi e la cottura può iniziare anche se sono ancora bagnati.
La paperclay aiuta a risolvere molte costrizioni tradizionali e presenta un solo svantaggio nel fatto che dopo cottura la sua resistenza si riduce in proporzione all'ammontare di polpa presente nella ricetta.
Cellulosa
La fibra cellulosa è fatta a forma di tubicini ed offre un mezzo efficiente, flessibile e resiliente alle piante per nutrirsi con acqua e minerali.
La carta sotto un microscopio, appare come un groviglio compresso di fibra cellulosa tubolare asciugato in forma di foglio. Questi tubicini di cellulosa così resilienti possono essere sottoposti a compressione, stiramento e abrasione. Infatti è molto difficile distruggere la cellulosa ed è per questo che la carta può essere riciclata così a lungo.
Nell'impasto argilloso, questi tubicini portano l'acqua in tutta la massa argillosa e poi permettono un essicamento uniforme come se fossero delle cannucce da bibita che trasportano l'acqua velocemente da un'estremità all'altra.
La sottile struttura molecolare della polpa non interferisce con la struttura dell'argilla ma offre un'incredibile flessibilità nella lavorazione.
Il 10% in volume di polpa in rapporto all'argilla è sufficiente a dare all'impasto le caratteristiche della paperclay. Percentuali maggiori si usano in pezzi medio-grandi per alleggerire ulteriormente l'oggetto.
Si possono usare percentuali anche oltre il 30% ma in questo caso è bene che l'argilla venga vetrificata in cottura altrimenti il prodotto potrebbe risultare troppo fragile.
Preparazione e uso della Paperclay
Se si agitano vigorosamente ritagli di carta straccia con dell'acqua calda , la carta si sfalderà in polpa soffice e le fibre di cellulosa si separeranno.
Ci sono due fondamentali tipi di carta con cui iniziare: carta da toilet se siete di fretta o carta di giornale se c'è più tempo. Carta non patinata e cartone possono essere fonti alternative.
Prendiamo un secchio e riempiamolo fino a ¾ con dell'acqua tiepida o calda e aggiungiamo 2-3 rotoli di carta igienica. Dopo 1-2 ore, usando un mescolatore trasformiamo la carta in polpa. Se usiamo carta di giornale riempire i secchi per 1/3 con nastri stracciati e riempire con acqua calda fino a ¾ dal bordo. Aspettare 1-2 giorni e agitare.
Molte varietà di carta, così come molte varietà di argilla sono idonee per la produzione di polpa da impiegare nell'impasto. Ogni carta avrà dei tipi di cellulosa leggermente diversi.
Agitare la carta con l'acqua al punto che il tutto sia simile a una zuppa acquosa. Quando lo spappolamento è completo, la polpa galleggiante darà l'idea di nuvole e sarà soffice al tatto, come cotone bagnato. Se ad un certo punto, pur mescolando la carta non si scioglie più, si provi ad aggiungere dell'altra acqua.
In alcuni casi, anche se ci sono queste soffici nuvole e nessuna evidenza di piccoli pezzi di carta non sciolta, questi possono apparire in un secondo momento. Le paperclay migliori sono quelle che non hanno segni visibili di cavità prodotte da carta bruciate in cottura.
Non lasciare la polpa nell'acqua per più di qualche giorno altrimenti si svilupperanno muffe e odori sgradevoli.
Se si pensa di utilizzare la polpa nell'arco di una o due settimane, alla polpa ben sciolta aggiungere del disinfettante (non candeggiante). Questa aggiunta anche se non eleminerà, certamente rallenterà il processo di formazione di muffe e funghi.
Con le mani spremere fuori l'acqua a consistenza di un purè da ospedale ! Se necessario tenere la polpa in sacchetti di plastica sigillati.
Polpe derivate da diversi tipi di carta possono essere mescolate solo dopo la separazione della cellulosa.
Ridurre l'argilla in barbottina della stessa consistenza della polpa.
Decisa la percentuale si prepararano i volumi e si mescolano in un grosso contenitore.
Mescolare la polpa e la barbottina il più uniformemente possibile. Il motivo per cui si usa la barbottina è quello di riuscire a racchiudere ogni minima parte di cellulosa con un velo di argilla. Il miscuglio ottenuto viene poi disteso e lasciato ad asciugare fino al punto di consistenza desiderato per poter impastare.
Come già accennato se si vuole di utilizzare la paperclay per una o due settimane si deve tenere presente che la cellulosa dopo qualche giorno, in relazione anche alle condizioni climatiche, comincia a marcire facendo diventare l'argilla nera. I tubicini vegetali si sfaldano e la paperclay ridiventa argilla normale con una puzza tremenda.
Un buon accorgimento è quello di tagliare l'argilla in fette e farla asciugare. Se asciutta la cellulosa non marcisce e quindi non produce nemmeno odori sgradevoli.
Quando c'è la necessità di usarla, la si avvolge con un'asciugamano bagnato. La struttura tubolare della paperclay assorbirà l'acqua lentamente e gentilmente. Entro 5-10 minuti l'argilla sarà perfettamente plastica e potrà essere utilizzata immediatamente.
Cottura
Tutte le paperclay dovrebbero essere biscottate molto lentamente fino ai 350-400 °C per dare tempo alla cellulosa di bruciare completamente fino ad una temperatura minima di 1000°C e tenute a questa temperatura per almeno mezz'ora.
Le paperclay per bassa temperatura (900-1150°C) non vetrificando non dovrebbero avere una percentuale di polpa superiore al 30%.
Le paperclay per alta temperatura (1150°C e oltre) possono contenere una percentuale maggiore di polpa ma l'argilla deve essere portata a greificazione.
In generale le paperclay ritengono le proprietà di cottura dell'argilla di partenza.
anche se molto lentamente, si sono sempre evolute e
aggiornate con nuove scoperte e intuizioni.
Ma è solo dal secolo scorso che una vera e
propria rivoluzione ha coinvolto artisti,
industria e ricercatori in modo massiccio
moltiplicando enormemente le possibilità di
espressione artistica.
Nella ricerca di nuove tecniche la paperclay è
una novità interessantissima che apre possibilità
tecniche ed artistiche finora inimmaginabili.
La paperclay è un miscuglio di argilla e polpa di carta o frammenti di tessuti vegetali come il lino, cotone etc.. Questo miscuglio ha alcune caratteristiche che lo differenziano dall'argilla comune. E' più leggero dal momento che la carta brucia; è più forte sia allo stato di durezza cuoio che asciutto; si fessura pochissimo e si ripara facilmente; argilla fresca può essere aggiunta ad un pezzo completamente asciutto o addirittura ad un pezzo biscottato !
L'argilla rinforzata con cellulosa è un'eccellente materiale per pezzi grandi, sculture e piastre perché allo stato crudo ha una forza notevole e dopo cottura è leggera.
L'uso della paperclay è economico. Tutti i tipi di carta straccia, carta riciclata e polpa sono buoni materiali per essere mescolati con l'argilla. Materiali e consumo energetico sono ridotti dal momento che la fibra di carta aggiunta all'argilla riempie la massa dell'impasto. La paperclay è inoltre molto tollerante a cambi di temperatura repentini, questo può tradursi in cotture più brevi e conseguente risparmio energetico.
Lavorare con la paperclay sembra quasi più spontaneo che con argille convenzionali. La paperclay resiste all'essicamento veloce senza incrinature o deformazioni. Oggetti grandi e sottili possono essere smaltati crudi e la cottura può iniziare anche se sono ancora bagnati.
La paperclay aiuta a risolvere molte costrizioni tradizionali e presenta un solo svantaggio nel fatto che dopo cottura la sua resistenza si riduce in proporzione all'ammontare di polpa presente nella ricetta.
Cellulosa
La fibra cellulosa è fatta a forma di tubicini ed offre un mezzo efficiente, flessibile e resiliente alle piante per nutrirsi con acqua e minerali.
La carta sotto un microscopio, appare come un groviglio compresso di fibra cellulosa tubolare asciugato in forma di foglio. Questi tubicini di cellulosa così resilienti possono essere sottoposti a compressione, stiramento e abrasione. Infatti è molto difficile distruggere la cellulosa ed è per questo che la carta può essere riciclata così a lungo.
Nell'impasto argilloso, questi tubicini portano l'acqua in tutta la massa argillosa e poi permettono un essicamento uniforme come se fossero delle cannucce da bibita che trasportano l'acqua velocemente da un'estremità all'altra.
La sottile struttura molecolare della polpa non interferisce con la struttura dell'argilla ma offre un'incredibile flessibilità nella lavorazione.
Il 10% in volume di polpa in rapporto all'argilla è sufficiente a dare all'impasto le caratteristiche della paperclay. Percentuali maggiori si usano in pezzi medio-grandi per alleggerire ulteriormente l'oggetto.
Si possono usare percentuali anche oltre il 30% ma in questo caso è bene che l'argilla venga vetrificata in cottura altrimenti il prodotto potrebbe risultare troppo fragile.
Preparazione e uso della Paperclay
Se si agitano vigorosamente ritagli di carta straccia con dell'acqua calda , la carta si sfalderà in polpa soffice e le fibre di cellulosa si separeranno.
Ci sono due fondamentali tipi di carta con cui iniziare: carta da toilet se siete di fretta o carta di giornale se c'è più tempo. Carta non patinata e cartone possono essere fonti alternative.
Prendiamo un secchio e riempiamolo fino a ¾ con dell'acqua tiepida o calda e aggiungiamo 2-3 rotoli di carta igienica. Dopo 1-2 ore, usando un mescolatore trasformiamo la carta in polpa. Se usiamo carta di giornale riempire i secchi per 1/3 con nastri stracciati e riempire con acqua calda fino a ¾ dal bordo. Aspettare 1-2 giorni e agitare.
Molte varietà di carta, così come molte varietà di argilla sono idonee per la produzione di polpa da impiegare nell'impasto. Ogni carta avrà dei tipi di cellulosa leggermente diversi.
Agitare la carta con l'acqua al punto che il tutto sia simile a una zuppa acquosa. Quando lo spappolamento è completo, la polpa galleggiante darà l'idea di nuvole e sarà soffice al tatto, come cotone bagnato. Se ad un certo punto, pur mescolando la carta non si scioglie più, si provi ad aggiungere dell'altra acqua.
In alcuni casi, anche se ci sono queste soffici nuvole e nessuna evidenza di piccoli pezzi di carta non sciolta, questi possono apparire in un secondo momento. Le paperclay migliori sono quelle che non hanno segni visibili di cavità prodotte da carta bruciate in cottura.
Non lasciare la polpa nell'acqua per più di qualche giorno altrimenti si svilupperanno muffe e odori sgradevoli.
Se si pensa di utilizzare la polpa nell'arco di una o due settimane, alla polpa ben sciolta aggiungere del disinfettante (non candeggiante). Questa aggiunta anche se non eleminerà, certamente rallenterà il processo di formazione di muffe e funghi.
Con le mani spremere fuori l'acqua a consistenza di un purè da ospedale ! Se necessario tenere la polpa in sacchetti di plastica sigillati.
Polpe derivate da diversi tipi di carta possono essere mescolate solo dopo la separazione della cellulosa.
Ridurre l'argilla in barbottina della stessa consistenza della polpa.
Decisa la percentuale si prepararano i volumi e si mescolano in un grosso contenitore.
Mescolare la polpa e la barbottina il più uniformemente possibile. Il motivo per cui si usa la barbottina è quello di riuscire a racchiudere ogni minima parte di cellulosa con un velo di argilla. Il miscuglio ottenuto viene poi disteso e lasciato ad asciugare fino al punto di consistenza desiderato per poter impastare.
Come già accennato se si vuole di utilizzare la paperclay per una o due settimane si deve tenere presente che la cellulosa dopo qualche giorno, in relazione anche alle condizioni climatiche, comincia a marcire facendo diventare l'argilla nera. I tubicini vegetali si sfaldano e la paperclay ridiventa argilla normale con una puzza tremenda.
Un buon accorgimento è quello di tagliare l'argilla in fette e farla asciugare. Se asciutta la cellulosa non marcisce e quindi non produce nemmeno odori sgradevoli.
Quando c'è la necessità di usarla, la si avvolge con un'asciugamano bagnato. La struttura tubolare della paperclay assorbirà l'acqua lentamente e gentilmente. Entro 5-10 minuti l'argilla sarà perfettamente plastica e potrà essere utilizzata immediatamente.
Cottura
Tutte le paperclay dovrebbero essere biscottate molto lentamente fino ai 350-400 °C per dare tempo alla cellulosa di bruciare completamente fino ad una temperatura minima di 1000°C e tenute a questa temperatura per almeno mezz'ora.
Le paperclay per bassa temperatura (900-1150°C) non vetrificando non dovrebbero avere una percentuale di polpa superiore al 30%.
Le paperclay per alta temperatura (1150°C e oltre) possono contenere una percentuale maggiore di polpa ma l'argilla deve essere portata a greificazione.
In generale le paperclay ritengono le proprietà di cottura dell'argilla di partenza.
lunedì 20 febbraio 2012
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